HomeFrontpageUnde Mala? La Salernitana dice (quasi) addio alla salvezza in una stagione...
spot_img

Unde Mala? La Salernitana dice (quasi) addio alla salvezza in una stagione horror

spot_img
spot_img
spot_img
spot_imgspot_img

Si spengono le “luci a San Siro” in un venerdì di metà febbraio che sa quasi di capolinea definitiva per la Salernitana e sul suo campionato di Serie A. Si spengono (quasi) le residue speranze di salvezza della squadra granata, diretta verso inesorabilmente verso la cadetteria. Non tanto per il risultato in sé, sia chiaro, perché lo stesso Liverani ha ammesso in conferenza stampa che la partita con l’Inter sarebbe stata una partita comunque proibitiva visto il divario tecnico tra le due formazioni, quanto per l’atteggiamento.  Una sconfitta che, quindi, era stata probabilmente già messa in conto.

A dire il vero, però, nessun divario tecnico giustifica una vittoria tanto netta quanto roboante. 4-0 fu (manco a dirlo!) anche il risultato dell’andata, ma in quell’occasione la formazione di Paulo Sousa uscì tra gli applausi del suo pubblico, riuscendo a tenere testa all’Inter per almeno metà della gara. La testa, appunto, quella che la Salernitana sembra aver smarrito, o probabilmente non ha mai avuto nel corso di un’intera stagione che sembra essere nata stregata. Ma non siamo superstiziosi. In queste ore la caccia al colpevole è l’unico sfogo di una tifoseria delusa, arrabbiata, e in preda a un’agonia calcistica a cui spera di mettere presto il punto. Iervolino, De Sanctis, Liverani, Dia, Sousa, Inzaghi, al (quasi) capolinea della stagione sono tutti finiti del calderone dei colpevoli, a formare una sorta di gigantesco minestrone dal gusto molto amaro.

L’unico a salvarsi, forse, è Walter Sabatini, chiamato ancora una volta a ripetere il miracolo del 7%, con risorse economiche limitate e un diktat ben preciso: prima vendere, poi comprare. Ma non sempre le ciambelle escono col buco e Sabatini, uomo navigato ed esperto, queste cose le sa benissimo, pur tentando di infondere coraggio alla tifoseria in un modo che solo lui sa fare, portando avanti un’idea folle, sperando che essa generi quella disperazione a lui tanto cara che dia ai calciatori la forza di combattere. Ad oggi, tuttavia, la disperazione è solo dei tifosi. Resta quindi da capire come si è arrivati a questa situazione.

Il ritiro di Rivisondoli è iniziato tutto sommato bene, con una rosa confermata quasi in blocco dall’anno successivo, reduce da una salvezza serena a quota 42 punti. I primi scricchiolii, tuttavia, si avvertono a tutte le latitudini: calciatori che litigano (Coulibaly e Mazzocchi), allenatori con mal di pancia che lamentano un mercato oggettivamente tardivo (Costil, primo acquisto, arrivato il 31/07), presidente che lancia frecciatine al Comune in chiave centro sportivo (“a Salerno è tutto maledettamente difficile”), e Dia che vuole scappare in Premier League il 30 agosto, dopo un riscatto di 12 milioni di euro, con un “pagherò, forse” (nda: prestito con diritto di riscatto).

La Salernitana di Paulo Sousa, oggettivamente sfortunata in termini di episodi, ottiene pochi punti e prestazioni scialbe, regalando sistematicamente un tempo con Roma, Udinese e Cagliari che producono 3 punti in 8 gare. L’arrivo di Inzaghi dà solo una piccola scossa caratteriale, con una squadra che continua a giocare solo 45’ contro Genoa, Sassuolo e Bologna. Nel frattempo, si fanno avanti le proposte roboanti e futuristiche sul futuro dello stadio “Arechi” e del “Vestuti” provenienti da Palazzo Santa Lucia a cui è ormai mestamente abituato chi vive da queste parti. La Curva Nord, intanto, resta chiusa e i tifosi della Salernitana mugugnano.

Arrivano striscioni contro la proprietà che creano una frattura insanabile e un presidente che risponde parlando di “tombe calcistiche”. Il 2023 si chiude col ritorno di Walter Sabatini per salvare la Serie A e a cui viene assegnato il compito di realizzare l’ennesima rivoluzione, ma la sua prima mossa è quella di delegittimare l’allenatore. Non si può dire che la società non ci abbia provato per restare in Serie A: tanti acquisti, tra cui Boateng e Manolas, non sono nomi accostabili a una società che ha gettato la spugna e che tra quelle della zona rossa resta la più attiva sul mercato. Eppure, una vera coesione non c’è mai stata, al netto di tre allenatori, due direttori e dieci calciatori acquistati. È evidente allora che i mali della Salernitana, giunta quasi al capolinea, vanno ricercati altrove.

Chissà se qualcuno ha tutte le risposte e sa come mai una squadra che ha fatto 42 punti nello scorso anno quest’anno si ritrova (al netto delle cessioni di Piatek e Vilhena) a raschiare il fondo della classifica ininterrottamente da settembre ad agosto senza mai un sussulto di vita. Sono solo scelte tecniche? Il ritardo sui progetti stadio e centro sportivo hanno ridimensionato gli investimenti? I calciatori hanno ammutinato la società per frizioni interne? Il tempo è galantuomo e una volta al capolinea della Serie A i tifosi della Salernitana sapranno aspettare che i nodi vengano, finalmente, al pettine.

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
Enrico Volpe
Enrico Volpe
Nato a Salerno, classe '89. Ho studiato filosofia all'Università di Salerno, dove mi sono laureato nel 2014 e dove ho conseguito il dottorato di ricerca (2021), con una cotutela internazionale all'Università di Colonia. La Salernitana è la mia grande passione e la seguo da sempre, sin da quando sono piccolo. Mi piace poter dare il mio contributo e scrivere sulla mia squadra del cuore.
spot_img

Notizie popolari